Erasmus, il Principio

Santiago de Compostela, Cathedral

Santiago de Compostela, Cathedral

In Erasmus non ci sono solo mille studenti sconosciuti, una sterminata collezione di amici di ogni parte del mondo, lo sballo della notte, nuovi legami forti da subito, la vista di orizzonti immacolati, l’ora di dormire che non arriva mai e trascorre troppo presto. In Erasmus si vive una vita alternativa, si rinnovano le proprie radici. Si apparterrà ad un luogo diverso da casa per qualche mese, forse per un anno, probabilmente – nel cuore – per tutta la vita.

Si viene trapiantati in questo universo parallelo e sconosciuto, piacevole da osservare ed in cui man mano ci si ritaglia un posto, come quando si va dal lattaio e dal panettiere di fiducia e ci si scambia il Buongiorno in qualche lingua strana, senza conoscere il nome dell’altro, ma riconoscendone la faccia, perché è entrata a far parte della reciproca routine giornaliera.

Uno degli errori di certi studenti Erasmus è quello di chiudersi in gruppi di connazionali. Gli italiani escono con gli italiani, i francesi con i francesi, per poi incontrarsi tutti insieme nei locali specializzati nel far divertire gli studenti Erasmus.
Gli studenti, giovani e socievoli, che non vedono l’ora di lanciarsi ed essere inghiottiti dalla movida Erasmus, paradossalmente si autoghettizzano: creano un ghetto nazionale, che verrà poi inglobato nel ghetto Erasmus.
È come se non avessero il fegato di buttarsi da soli nel mondo, come se preferissero avere un pezzo di casa con sé mentre si ritrovano a muovere i primi passi in mezzo a tanta diversità.
Forse è che tutti sanno che in Erasmus arriva il momento in cui si scoppia in lacrime e ci si dice ‘Ma chi me l’ha fatto fare? Torno alla vita che conosco, nella mia terra, da chi mi ama, a casa’.
Qualcuno dice che solitamente questo accade la terza settimana, quando si sperimenta la Nostalgia.

Tuttavia, in questi primi giorni io ho già nostalgia di tutto ciò che deve ancora venire, perché so che questa vita è solo passeggera, che anche con tutta la buona volontà di conservare i contatti e i forti rapporti che si creeranno in un lampo, una volta che l’Erasmus sarà finito ed io me ne sarò tornata in Italia, tutto questo mondo sarà di nuovo risucchiato nell’oblio e continuerà ad andare avanti anche senza di me. Ognuno tornerà a casa e se ne starà con la sua famiglia e i suoi amici.
Ci prometteremo di rivederci e di tenerci sempre in contatto, ma facilmente non sarà così. Lontani gli uni dagli altri lavoreremo, studieremo, ci fidanzeremo e tutto ciò che avremo creato qui farà parte del nostro passato.
Il panettiere non noterà nemmeno la scomparsa della mia faccia dalla sua rosa di clienti.
Dopotutto è questa la magia dell’Erasmus, no? Come il Big Bang: una lucente esplosione di energia, che subito dopo si disperde e non lascia che qualche residuo fluttuante.

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