Lo Shock Culturale

Non sempre cambiare aria ha degli effetti positivi: nello smarrimento possiamo smarrire noi stessi.
Avete vissuto la vostra esperienza all’estero, come ad esempio un Erasmus? Avete mai vissuto lo Shock Culturale? Sapete cos’è? Vi avevano preparati?

Foto: diversità, di Diversità, foto di http://www.flickr.com/photos/aiesecinternational/3699566982/

Diversità, foto di AIESEC, licenza CC

Cos’è lo Shock Culturale?

È stato appurato che gli studenti che si trasferiscono all’estero per un periodo di studi subiscono una sorta di smarrimento, tipico in tutti i tipi di migranti, fatte le dovute differenze, causato sia dalla lontananza dalle relazioni sociali significative che dal radicale cambiamento di ogni riferimento culturale, o comunque della maggior parte di questi rifermenti: non sapere cosa sia o non sia appropriato fare o dire nel nuovo ambiente in cui si vive è simile a un ritorno allo “stadio di bambino” nell’adulto, nel senso che quest’ultimo non ha più la conoscenza istintiva di “ciò che è giusto fare”.

Questo inevitabile smarrimento è stato indicato col nome di Shock Culturale (dal 1982) e nei casi più gravi può diventare una vera e propria malattia, come nel caso della “Sindrome di Parigi”, che ormai è perfino su Wikipedia. Nello specifico, in base a varie ricerche accademiche, tra i più difficili problemi affrontati dagli studenti all’estero sembrano esserci sia quelli di conoscenza della lingua, che preoccupano particolarmente in quanto condizionanti i risultati accademici, che l’eccessivo (o troppo sporadico, a seconda della cultura di provenienza) contatto con le persone dell’altro Paese, infine lo scontro con i diversi metodi di insegnamento e apprendimento.

Eliminare lo Shock Culturale

Sembrerebbe impossibile eliminare lo Shock Culturale, ma si è visto che chi sa cos’è, e in più ha delle esperienze interculturali pregresse, è facilitato nella mitigazione dei suoi effetti, il che lo collega allo sviluppo della Competenza Comunicativa Interculturale (CCI, ma questa è un’altra storia).

Uno degli obiettivi teorizzati da Michael Byram (1997) per raggiungere la CCI e legato alla Capacità di interagire è infatti “la capacità di far fronte alle reazioni personali che si sperimentano vivendo in una cultura differente”, ossia “euforia, nostalgia, disagio fisico e mentale, etc”, che secondo me si potrebbe tradurre in “capacità di far fronte allo Shock Culturale”.

Ciò che servirebbe, dunque, sarebbe introdurre agli studenti desiderosi di partire per l’estero l’argomento riguardante le differenze fra i due sistemi accademici; portare alla luce alcune delle regole sociali dell’altra Nazione, tutto per svolgere un’azione mitigatrice dello Shock Culturale, seppur lieve.

La mia esperienza…

Quando sono partita io nessuno mi aveva spiegato cos’è lo Shock Culturale, ma devo dire che già 3 anni dopo le ragazze americane che erano a fare lo stage nel posto in cui lavoravo avevano ricevuto un paio di fogli grappati insieme sull’argomento. Però li avevano ricevuti in Italia, mesi dopo il loro arrivo, avrei dei dubbi sull’utilità.

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